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Il LINO: La sua Storia in breve  Il linum usitatissimum, una coltura antichissima che risale a circa 8000 anni fa. Ritrovato nelle tombe Egizie, utilizzato oltre che per l’abbigliamento, anche per fasciare le mummie. I Fenici, celebri mercanti e grandi navigatori, acquistavano il lino in Egitto per esportarlo in Irlanda, in Inghilterra e in Bretagna. Durante il periodo romano, la coltura e la lavorazione di questa fibra si sviluppano in tutto l’Impero ed i Romani sono i primi ad utilizzarlo oltre che per l’abbigliamento anche per la casa.
Con il Rinascimento, il gusto per uno stile di vita raffinato rafforza la presenza del Lino nella vita quotidiana e la “thieuliette” viene usata per produrre lenzuola e camicie.
Il Lino Ebbe il suo momento “clou” in Europa tra la fine del 1800 e i primi decenni del ‘900, con gli esploratori e i grandi viaggiatori che si avventuravano in Africa e in Asia vestiti di lino, lanciando la moda in stile coloniale. Era tradizione per le giovani donne nel nostro paese, fino a mezzo secolo fa specialmente nel sud Italia, possedere capi di lino nel corredo della biancheria da portare in dote al matrimonio. Ancora oggi il lino mantiene intatto il suo fascino e viene riproposto dalla moda e dai Designer con nuovi disegni, colori, lavorazioni e finissaggii. Dopo aver accompagnato l’uomo per circa 10.000 anni, il lino entra nel terzo millennio passando dalla porta principale, quella in cui la qualità si coniuga con lo stile di vita e la creatività.
lino dipinto c/o Museo Egizio di Torino
Lino (Linus usitatissimum)
Periodo predinastico, Naqada I (4300-3700 a.C.)
Provenienza: Gebelein, scavi di Farina, 1930
N. Inv. S. 17138
  Questi frammenti dipinti di tela furono rinvenuti in un tumulo predinastico, ma non erano usati per avvolgere il cadavere, situati com'erano al suo fianco. La trama del lino denota che la stoffa veniva tessuta su un telaio orizzontale con due aste rette da quattro pioli, come in un altro reperto trovato in una tomba femminile risalente a un millennio prima. Questi frammenti raffigurano due imbarcazioni, una multiremi dotata di cabina, vogatori e comandante, mentre l'altra mostra un solo rematore e un passeggero. Su altri frammenti provenienti dalla stessa tomba alcune figure femminili danzano o fungono da spettatrici intente a osservare un uomo che trafigge con la lancia un ippopotamo.
Scene nilotiche come queste, specialmente con l'uccisione dell'ippopotamo (forse un'immagine tutelare per proteggersi dall'animale che costituiva una minaccia per i barcaioli), ebbero una lunga tradizione nell'arte egizia, fino al periodo romano inoltrato. Non lontano da questa, una tomba di Ieracompoli era dotata di pareti a intonaco dipinte in modo simile (ora al Museo del Cairo). Per contenuto e stile entrambe le tombe si rifanno alla ceramica dipinta del periodo Naqada II, disseminata in tutto l'Egitto.  
   
lino sfilato e intrecciato a mano

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